lunedì 19 ottobre 2009

Venice Magazine di Luglio/Agosto 08

The Vault ha trovato un articolo di Luglio/Agosto di venice Magazine in cui si parla di Alexander appena prima che uscisse in america Generation Kill.

Dato che l'articolo è lunghissimo vi riporto solo le domande più interessanti fatte da Venice al nostro bel Alexander (un pò di cose le sappiamo già).

Venice: Tu hai prestato servizio nella marina svedese. Com'era il tuo addestramento nella marina svedese in confronto a quello che hai dovuto sostenere per lo show?
A: Dei veri marines ci hanno dato degli stivali da campo ed è stato fantastico ma non posso dire che questo ci abbia ucciso perchè noi eravamo dei maledetti attori Sag viziati che dovevamo stare in una stanza d'albergo con l'aria condizionata. Ma è stato importante, non solo per la parte fisica , ma anche per capire l'uso dell'equipaggiamento e il gergo e la struttura del corpo dei Marines.

V: Come differisce questo allenamento rispetto a quello che hai ricevuto nella marina svedese?
A: Beh, è molto differente. In Svezia noi sparavamo ai fiori. Ok, noi siamo marines, ma la Svezia non aveva una reale minaccia da contrastare. Se torniamo indietro al periodo della guerra fredda, la Svezia ha sempre avuto un ruolo centrale in Europa perchè era molto vicina alla Russia, cosi durante questo perido c'era un'attività intensa perchè sia l'America che la Russia erano interesate strategicamente alla Svezia, ma ormai quei tempi sono finiti. Quando sei nella marina svedese sai che non chiamerai mai casa per dire che stai partendo per la guerra quindi l'atmosfera è molto diversa rispetto quella degli Stati Uniti. Alcuni ufficiali svedesi con cui ero non erano mai stati in guerra, mentre invece qui ho avuto la possibilità di parlare con dei Marines che erano stati colpiti da un proiettile e che a loro volta hanno sparato a qualcuno.

V: Cosa ti ha spintoad entrare nella marina svedese?
A: E' obbligatorio. Tu devi prestare servizio dai sette ai quindici mesi. Ed io sono un pacifista ma l'unica ragione per la quale ho deciso di arruolarmi era che era facile uscirne e per me era una sfida personale. Avevo 19 anni e volevo vedere se ce l'avrei potuta fare. Non c'era una grande ragione. Stavo cercando di proteggere la mia nazione. Volevo provare a vedere com'era perchè sapevo che significava trovarsi in situazioni in cui non mi sarei mai trovato prima e volevo vedere come riuscivo a gestirla.
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V: "Generation Kill" è basato sugli avvenimenti che sono accaduti all'inizio dell'invasione in Iraq, e molti dei personaggi non sono messi sotto una buona luce
A: La cosa più impressionante per me è la mancanza di un piano. Qualche volta i soldati non hanno nemmeno le batterie per il loro equipaggiamento. A volte pensi che sia la macchina da guerra più soffisticata al mondo e che abbiano qualunque cosa, ma poi, quando li vedi, comprendi che a volte non sanno nemmeno quello che stanno facendo. Questa è stata una sorpresa per me.

V: Ma la serie non ti porta dalla parte di nessuno giusto?
A: Ci sono 24 individui nel plotone. Non abbiamo cercato di fare un film anti.guerra. Non abbiamo cercato di far passare il messaggio "Oh guarda quanto è insensato tutto questo". Ci sono individui, alcuni dei quali sono pazzi, altri invece sono fottutamente brillanti. Il resto rimane nel mezzo. Questi soldati sono ragazzini e forse comprenderai quello che stanno passando.

V: Ci sono stati moltissimi progetti cinematografici a proposito della guerra e quasi tutti hannop trovato difficoltà nel farsi del pubblico. Pensi che sia importante che queste storie continuino ad essere raccontate?
A: Penso che sia estremamente importante che vengano raccontate. Qualche volta penso che il problema sia che se tu come regista poni la tua opinione in maniera troppo forte o troppo chiara lasci che il pubblico non possa pensare nient'altro. Molte persone dicono 'Ok, abbiamo capito, questa è la Hollywood liberale che spiega quanto sia stato brutto in Iraq. Però adesso basta!' Penso che tu debba essere molto più sottile nel raccontare la storia senza indolare la pillola.

V: Cosa vorresti che percepisca il pubblico di Generatino Kill?
A: Politicamente parlando, spero che si facciano una loro personale idea. Spero che lo guardino e che si preoccupino per quello che sta succedendo laggiu ma soprattutto che si preoccupino per quei ragazzi. Per quanto riguarda il progetto, spero che li attragga e che capiscano cosa passano queste persone.

V: Eri nervoso mentre giravi la tua parte?
A: Ero super.sicuro di me stesso mentre giravo perchè dovevo esserlo. Io sono il pazzo 'Iceman'. Lui è uno stronso ma anche il più figo di tutto il plotone. Sapevo di dover essere stra sicuro di me: "Certo che farò la parte di questo ragazzo!" . Se non mi fossi convinto che potevo farlo non mi avrebbero creduto e non avrei avuto la parte. Non mi sono mai pentito della parte ma una volta cominciato a girare ero terrorizzato. (ride)
[...]
V: Chi sono nell'insieme i tuoi attori preferiti?
A: Sono cresciuto guardando i fratelli Marx ed i film di Charlie Chaplin. Ogni mattina ci alzavamo, prendevamo del gelato e li guardavamo per ore e ore. Questi sono i miei preferiti, quelli della mia adolescenza...quelli e Tom & Jerry. Questo è stato il mio primo incontro con la cultura americana. (ride)

V: quali sono gli attori con cui vorresti lavorare di più?
A: Mi paicerebbe lavorare con Philip Seymour Hoffman e penso sarebbe interessante lavorare con Gary Oldman. Lui è molto intenso e penso che sarebbe un'aperienza interessante lavorare con un attore del suo calibro.

V: Hai preferenze tra film e TV?
A: Dieci anni fa avrei detto senza obra di dubbio tv. Ma ora ci sono le nomination per gli Accademy Award (Oscar) anche per gli sceneggiatori ed i registi della televisione, cosi la qualità della televisione è molto migliorata. E molti degli show che vanno in onda ora sono il 90% più belli dei film al cinema. Voglio solo lavorare a progetti interessanti e non mi importa se sono per la tv o per il cinema.


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